La medicina le(g)ale

Come vi avevo anticipato nel mio articolo “Disabilità In-Visibile“, ho preso appuntamento alla medicina legale della ASL per il rinnovo del contrassegno dei disabili.

Il 30 Agosto, accompagnata da mio marito mi reco in ambulatorio puntuale come un orologio. Vengo chiamata quasi subito dall’infermiera, davvero molto gentile (che sappiamo non essere una cosa così scontata come sembra). Entro e saluto la dottoressa. Ricambia, ma si “dimentica” di presentarsi. Probabilmente era sovrappensiero, sono sicura che è sua abitudine farlo. La osservo attentamente: bella donna, capelli impeccabili, occhiali in tinta con le unghie super smaltate. Ma sento che c’è qualcosa che stona. E’ una sensazione mia, come quando spruzzano nell’aria un buon profumo per nasconderne uno meno gradevole. Spero di sbagliarmi.

Mentre l’infermiera mi chiede il documento d’identità per le procedure burocratiche, la dottoressa mi chiede la relazione dello specialista dove si attesta la mia disabilità motoria. Con tranquillità, (ma non troppa, perchè il mio istinto non mi tradisce quasi mai) tiro fuori la relazione del neurologo di ben tre pagine, in cui racconta la mia fantastica vita e in conclusione elenca le mie limitazioni quotidiane. La dott.ssa, in meno di un minuto, riesce sorprendentemente a leggere tre pagine (qualcuno dovrebbe dirle che ha un superpotere!).

Silenzio. Mi guarda, e il suo sguardo non è per niente rassicurante. Da un’occhiata al computer e improvvisamente, come nei cartoni animati, da bella principessa si trasforma in strega cattiva.  Con un tono di voce che in confronto Hitler era un bambino, mi dice:

“Signora questa relazione non dice niente.”

La guardo sbigottita, rimango senza parole e penso “Come non dice niente? La mia vita è diventata niente?!… iniziamo bene…”

Il mio silenzio, invece che turbarla, le da quella spinta necessaria per continuare imperterrita nel suo discorso da despota, ignorando completamente di avermi appena offesa definendo la mia vita “niente”.

– “Ho visto al computer che ha inviato anche la richiesta per l’aggravamento dell’invalidità, probabilmente mi rincontrerà in commissione. Se mi presenta questa relazione, la percentuale non solo non gliela aumento, ma gliela diminuisco. Lei lo sa vero che le percentuali possono diminuire?”

Respiro. Sorrido. Mi guarda. E io sorrido ancora.

Silenzio.

Decido di parlare per rompere quell’idillio:

 – “Scusi esattamente che cos’ha che non va la relazione?”

– “C’è scritto che negli anni le hanno fatto varie ipotesi diagnostiche, lei ha l’attuale percentuale di invalidità, che tra l’altro le ho dato io, in base a delle diagnosi non a delle ipotesi diagnostiche.”

– “E’ solo una svista del neurologo, quelle diagnosi le ho tutte certificate. Il mio problema è che presento altri sintomi che non sono inquadrabili nelle diagnosi pregresse. Aspetti, le faccio vedere il libretto sanitario con i codici esenzione.”

Mentre cerco con fatica di tirare fuori il libretto (le mie mani mi tradiscono sempre nei momenti meno opportuni), penso: “eccola la puzza che sentivo mascherata da profumo…”

Scocciata, probabilmente per il tempo in cui ci impego per far uscire quel benedetto libretto dal mio portafoglio, mi dice:

“Si, si, ma non mi interessa, tanto la relazione non va bene c’è scritto ipotesi.”

Non sorrido più, e ho una voglia matta di dirle: “Non so quale sia il suo problema, forse non è stata una gran bella giornata, ma la mia non è stata una gran vita. Ho 44 anni e convivo con dei problemi cronici e progressivi che mi hanno costretta a richiedere un cazzo di tagliando per poter usufruire di un parcheggio dei disabili, soprattutto quando vado a fare fisioterapia perchè le lunghe distanze mi massacrano. Ho sempre lavorato, e non avere più un impiego è socialmente emarginante e psicologicamente demotivante. Secondo lei, perchè ho fatto richiesta di aggravamento? Per diventare ricca a spese dello stato? Con meno di 300 euro al mese? Quella cifra probabilmente lei la spende in unghie e capelli mentre io riesco a malapena a pagarci il mutuo, e se non fosse per mio marito sarei già in mezzo a una strada, senza poter nè mangiare, nè curarmi. Mio marito, che a causa della mia malattia, ha dovuto cambiare tre lavori in quattro anni, restando disoccupato per un anno intero. E cara dottoressa, se proprio lo vuole sapere, io un lavoro ce lo avevo, e guadagnavo anche 1400 ero al mese. Se adesso sono in queste condizioni non è certo per colpa mia, ma questo è un discorso lungo, che a lei sicuramente non interessa. Che gliene frega dei malati rari e senza diagnosi e del loro calvario sanitario, l’importante adesso è togliere la parola “ipotesi” dalla relazione, che tra l’altro, in questa visita, non dovrebbe nemmeno interessarle, visto che sono qui per le disabilità motorie che sono correttamente e dettagliatamente elencate in quella relazione, che per lei è troppo faticoso leggere. Sono sicura che mi sta giudicando dal mio aspetto, come fate sempre, tutti quanti. Il resto non conta. Quello che ho non conta, quello che sento non conta. Io, come persona, non conto. Sono stanca di combattere contro i muri di gomma, stanca di elemosinare quello che mi spetta di diritto. Sono stanca di incontrare persone come lei che non vanno oltre, che si fermano sempre al punto di partenza.”

Ma ovviamente questo pensiero lo tengo per me, non posso dirglielo perchè so che se lo facessi, mi giocherei l’unica opportunità che ho di avere il contrassegno. So che, rispetto a lei, sono in una posizione di inferiorità. Ed è sempre così, per tutti noi. In pochi minuti, mentre ci giudicano senza conoscerci e decidono della nostra vita nemmeno fossero Dio, noi rimaniamo impotenti, senza nemmeno avere il diritto di replica.

Trattengo la rabbia. Respiro a fondo, e le dico:

– “Senta me la faccio rifare e le porto anche quella aggiornata della fisiatra della UILDM che, mi permetto di dirle in caso non lo sapesse, è l’associazione onlus che si occupa delle distrofie muscolari. Mi hanno presa in carico per la fisioterapia da quasi un anno. Nella relazione che le ho dato è riportata la visita fisiatrica di Gennaio 2018, sulla base della quale mi hanno rilasciato il tagliando precedente”, e mentre glielo dico penso: “ma in meno di un minuto probabilmente le è sfuggito…. forse, non ha poi questo grande superpotere.”

Pensa, mi guarda e mi dice:

“Va bene, facciamo che per adesso le sospendo la richiesta, l’infermiera la chiamerà per ridarle un appuntamento e lei nel frattempo si fa rifare le relazioni.”

Sorride. Sorrido.

Con soddisfazione aggiunge:

“Lei è davvero fortunata ad aver incontrato me.”

Penso: “Ma davvero? Che stupida che sono! Pensavo che le persone fortunate fossero quelle che pagano il parcheggio…”

Tutta contenta della sua buona azione, prima di salutarmi mi dice:

“Ma quella stampella è proprio necessaria?…”

Silenzio. Con ironia penso: “Ha ragione, in effetti non sta bene con il mio outfit di oggi.”

Rispondo: “Mi hanno fatto provare il deambulatore, ma non mi ci trovo e quindi, per adesso, uso la stampella.”

Mi guarda, e lo fa con quello sguardo che conosco fin troppo bene, quello che mi fa sentire sempre INVISIBILE.

L’infermiera, che da brava “sottufficiale” è rimasta muta durante tutta la visita tanto da farmi dimenticare della sua presenza, decide di venire in mio soccorso interrompendo quel bellissimo momento magico. Si alza, apre la porta e mi dice:

– “Signora, allora rimaniamo che la chiamo appena possibile.”

– “Va bene.”

Sorrido per l’ultima volta. Esco da lì, ma non dalla mia vita.

Schermata 2018-09-17 alle 18.00.13

To be continued…

 

Copyright © 2018 – 2018 La Zebrah Rosa by Deborah Capanna

10 risposte a "La medicina le(g)ale"

  1. Moon settembre 17, 2018 / 6:01 pm

    Gesù. Ma sul serio? Ma la stampella in testa dovevi dargliela. E io non sono un tipo violento…

    Piace a 2 people

    • Lina settembre 18, 2018 / 7:33 pm

      Che debosciati !!!
      A me il medico di famiglia ha proposto di avviare una domanda d invalidità; almeno sarebbe un piccolo aiuto x le terapie…ma so già che vedendomi in piedi,perché 5 min in piedi ci sto,non otterrai nulla! !! In più la mia connettivopatia sembra non essere rara quindi nessuna esenzione.Andremo a rubare???

      Piace a 1 persona

      • La Zebrah Rosa settembre 18, 2018 / 8:38 pm

        Ciao Lina, la connettivite indifferenziata non è più rara dall’entrata in vigore dei nuovi Lea, ma hai comunque un esenzione per malattia cronica.

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  2. Valentina settembre 17, 2018 / 10:15 pm

    Come ti capisco! Fra 10 giorni ho la revisione d’invalidità e ho una paura terribile. Ho diverse sindromi rare (perché una non bastava) e già anni fa, per un mio imperdonabile errore, ovvero presentarmi sulle mia gambe senza essere accompagnata, mi abbassarono la percentuale di invalidità. Eh, ma che ci posso fare se a 20 anni ho perso i genitori, sono figlia unica, non ho un partner e in più vivo in una città in cui mi sono dovuta trasferire proprio per la mia salute?
    Quindi sì, ti capisco perfettamente e ti sono vicina in questo calvario che ha più della presa in giro che di altro.
    Un abbraccio.

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    • La Zebrah Rosa settembre 17, 2018 / 10:18 pm

      Cara Valentina, mi dispiace e ti comprendo benissimo! In bocca al lupo per la visita, e se ti va fammi sapere com’è andata! Un abbraccio

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  3. Maria settembre 18, 2018 / 12:09 am

    Dio mio che razza di gente che esiste, malvagia e cattiva fino al midollo👿👿👿 nel mio calvario di vita, quanti ne ho incontrato dottori..come questa strega sarebbe davvero da denunciare

    Piace a 1 persona

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