Un consiglio in cucina

Quante delle attività quotidiane che sembrano così scontate, per chi ha delle disabilità non lo sono?

Da ragazza, cucinare non era certo il mio forte, facevo il minimo indispensabile per mettere qualcosa sotto i denti. Iniziai a cambiare dopo sposata, soprattutto quando, a causa della malattia,  dovetti licenziarmi dal mio lavoro a tempo pieno e indeterminato e andai a lavorare part time nel bar/tavola calda che all’epoca mio marito gestiva insieme al suo socio.  Diventai una vera appassionata, mi piaceva sperimentare piatti diversi, ma quello che adoravo di più in assoluto era preparare i dolci (pubblicai anche qualche ricetta sul sito di Ricette condivise).

Con l’aggravarsi delle mie condizioni, e quindi della stanchezza e della debolezza muscolare, iniziai però a cucinare sempre meno. Preparare una minestra piuttosto che un risotto o uno spezzatino era diventato faticoso come scalare una montagna. Avevo difficoltà a tenere un mestolo in mano, figuriamoci a stare un’ora a girare la minestra, e per di più in piedi ferma come una statua. Per questi motivi dovetti anche licenziarmi dal mio posto di lavoro, che letteralmente adoravo. Purtroppo oltre la forza persi anche il mio entusiasmo, e cucinare diventò anche un peso a livello psicologico.

Anche i medici che consultai in quegli anni, contribuirono purtroppo ad alimentare questa mia apatia. Non so perchè,  ma ad un certo punto della visita si improvvisavano tutti dei nutrizionisti (questo è niente, il dramma è quando si improvvisano tutti psichiatri), consigliandomi una dieta puntualmente diversa dal quella suggerita dal collega precedente. C’è chi mi diceva mangia solo pesce e riso; chi mi vietava la carne rossa e chi invece mi diceva di mangiarne tanta. Ricordo che durante una visita la stessa dottoressa riuscì a darmi due diete esattamente una l’opposta dell’altra. Guardando le mie analisi, in particolare l’emocromo,  mi disse di mangiare più uova, formaggio e latte  perchè secondo lei avevo un anemia macrocitica e quindi probabilmente una carenza di b12. Quando girò pagina e lesse i  valori del colesterolo (che si aggirano sempre sui 260-290) mi disse esattamente il contrario, e cioè di evitare le uova, il latte e i formaggi.  Questo per farvi capire quante ce ne sentiamo dire, talmente tante che finiamo poi per mangiare quello che vogliamo.

Questo limbo culinario continuò fino a che un giorno, durante uno scambio di consigli sul gruppo fb degli Invisibili, una ragazza con problemi neuromuscolari mi suggerì di comprare un robot per cucinare. Incuriosita iniziai a fare qualche ricerca partendo dal classico bimby, che però constatai avere un prezzo davvero molto elevato (intorno ai 1200 euro). Guardai quindi altri marche e modelli, comprese le varie ricette che gli utenti condividevano, con i tempi di cottura e le diverse funzioni. Mi colpì in particolare il  Cook Processor della Kitcheaid, anche se il suo prezzo si avvicinava molto a quello del bimby ( intorno ai 1000 euro). La differenza da non sottovalutare però era che, mentre per il bimby non c’era nessuna possibilità di sconto,  poichè lo si può acquistare solo tramite un incaricato che viene a domicilio, per il cook processor invece avrei potuto  usufruire sicuramente di qualche promozione on line. Tutti i giorni andavo a consultare i vari siti per vedere le offerte proposte, e durante il black Friday dell’anno scorso riuscii finalmente ad acchiappare il Kitchenaid su MediaWorld a meno della metà del suo prezzo originale!

Vi giuro che ha cambiato decisamente la mia vita in cucina. Una volta imparato a usarlo (è davvero molto semplice) si riescono ad adattare le ricette proposte nel ricettario che trovate nella scatola, al proprio gusto personale. Per cucinare si utilizza una sola pentola, ci sono diversi modi di cottura, non bisogna pensare a mescolare, ti avvisa quando devi aggiungere gli ingredienti, tiene la roba in caldo fino a che non la servi… cosa si può volere di più?

Ovviamente vi ho parlato del Kitchenaid perchè l’ho provato e ne sono pienamente soddisfatta, ma come ho scritto prima, ci sono tanti tipi di robot tra cui scegliere.  L’importante è trovarne uno adatto a voi e che vi aiuti nelle attività in cui avete più difficoltà. Devo davvero ringraziare Stefania per il consiglio che mi ha dato e che adesso passo a voi. Riesco nuovamente a cucinare dei piatti semplici e buoni, senza entrare in riserva di energia.

Oltre al robot, per affrontare alcune difficoltà in cucina,  possiamo adottare anche delle piccole e semplici strategie. Ad esempio se abbiamo problemi di equilibrio, dobbiamo sempre assicurarci di  avere degli appoggi nel posto giusto,  e mettere una sedia vicino al piano cottura potrebbe essere una soluzione per sostenerci o per sederci durante la cottura del pranzo e della cena. Prenderci delle pause programmate durante la preparazione, può aiutarci a recuperare dell’energia e quindi non dover per forza rinunciare a cucinare ciò che ci piace. Se abbiamo difficoltà di memoria e di attenzione, impostare un timer che suoni ogni 4-5 minuti ogni volta che mettiamo qualcosa sul fuoco, può sicuramente aiutarci. Cucinare al mattino invece che alla sera, può essere una strategia per chi all’ora di cena non ha più energie per nessuna attività casalinga.

Un altro aspetto molto importante è l’organizzazione degli spazi. Ad  esempio mettere le cose pesanti negli scaffali in basso è uno degli sbagli che facciamo più spesso,  ci  costringiamo inutilmente ad assumere posizioni sbagliate o fare sforzi eccessivi. Cercare anche di avere tutto a portata di mano durante la preparazione dei piatti  è fondamentale, ci fa risparmiare tempo ed energie senza doverci continuamente spostare da una parte all’altra della stanza.

Spero che questi piccoli consigli vi siano utili come lo sono stati per me. Se avete anche voi dei suggerimenti da condividere inviatemeli pure via email e io li pubblicherò sul blog.

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Copyright © 2018 – 2018 La Zebrah Rosa by Deborah Capanna

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